SÍNODO DE LA PALABRA: PUBLICADAS LAS 55 PROPUESTAS
Escrito por Ecclesia Digital
sábado, 25 de octubre de 2008
Son
el fruto del trabajo en los círculos menores o círculos lingüísticos. Son
presentadas al Papa como resumen del Sínodo y de las inquietudes y prioridades
pastorales detectadas por los participantes en el Sínodo. Normalmente, el Papa
las tiene en cuenta de cara a la redacción de la exhortación apostólica
postsinodal. Hasta el Sínodo de 2005 –el primero de Benedicto XVI- las
proposiciones permanecían en secreto. Ahora, como hace tres años, el Papa permite
su publicación, que, de momento, está solo disponibleen lengua italiana.
Nota previa de la
Santa Sede
En conformidad con el Ordo Synodi Episcoporum (cf. Arts. 15 y 39) la Lista
final de las Propuestas de las Asambleas Generales Ordinarias del Sínodo de los
Obispos, cuyo texto oficial está en latín, objeto de voto personal por parte de
los Padres Sinodales, está destinada al Sumo Pontífice, a quien le fue
debidamente entregada. Tal texto, debido a su naturaleza, es reservado y no
será publicado para respetar el carácter consultivo de la asamblea sinodal.
Este texto de hecho tiene carácter de proposición.
Por benévola decisión, el Sumo Pontífice Benedicto XVI concede, en esta ocasión
una versión en lengua italiana, provisoria, oficiosa y no oficial, a cargo de
la Secretaría General del Sínodo de los Obispos, que se publica en el Boletín
de la Oficina de Prensa de la Santa Sede.
A este respecto se precisa además que las Propuestas son un momento del largo
proceso del Sínodo abierto a la eventual promulgación de un documento
pontificio. Ellas no agotan la riqueza de las aportaciones de las Líneas de
Orientación, del Documento de trabajo, de la Discusión en el aula, de la
Relación antes de la Discusión, de la Relación después de la Discusión y del
Mensaje (Nuntius). El trabajo de los Círculos Menores ha permitido la
maduración del consenso sinodal, en un clima de intensa comunión episcopal cum
Petro e sub Petro a través de la escucha recíproca, aún en la inmediatez de la
discusión espontánea.
La versión no oficial en lengua italiana ha sido publicada en la edición
plurilingüe e italiana del Boletín.
ELENCO FINALE DELLE
PROPOSIZIONI
Introduzione
1. Documenti che si presentano al Sommo Pontífice
2.
Dalla Costituzione Dogmatica Dei Verbum al Sinodo
sulla Parola di Dio3
Prima parte
La Parola di Dio nella fede della Chiesa
3. Analogia Verbi Dei
4. Dimensione dialogica della Rivelazione
5. Spirito Santo e Parola di Dio
6. Lettura patristica della Scrittura
7. Unità tra Parola di Dio ed Eucaristia8. Parola di riconciliazione e
conversione
9. Incontro con la Parola nella lettura della Sacra Scrittura
10. L’Antico Testamento nella Bibbia cristiana
11. Parola di Dio e carità verso i poveri
12. Ispirazione e verità della Bibbia
13. Parola di Dio e Legge naturale
Seconda parte
La Parola di Dio nella vita della Chiesa
14. Parola di Dio e Liturgia
15. Attualizzazione omiletica e “Direttorio sull’omelia”
16. Lezionario
17. Ministero della Parola e donne
18. Celebrazioni della Parola di Dio
19. Liturgia delle Ore
20. Parola di Dio, matrimonio e famiglia
21. Parola di Dio e piccole comunità
22. Parola di Dio e lettura orante
23. Catechesi e Sacra Scrittura
24. Parola di Dio e vita consacrata
25. Necessità di due livelli nella ricerca esegetica
26. Allargare le prospettive dello studio esegetico attuale
27. Superare il dualismo tra esegesi e teologia
28. Dialogo tra esegeti, teologi e pastori
29. Difficoltà della lettura dell’Antico Testamento
30. Pastorale biblica
31. Parola di Dio e presbiteri
32. Formazione dei candidati all’ordine sacro
33. Formazione biblica dei cristiani
34. Animazione biblica e giovani
35. Bibbia e Pastorale della Salute
36. Sacra Scrittura e unità dei cristiani
37. Presenza di Sua Santità Bartolomeo I
Terza parte
La Parola di Dio nella missione della Chiesa
38. Compito missionario di tutti i battezzati
39. Parola di Dio e impegno nel mondo
40. Parola di Dio e arte liturgica
41. Parola di Dio e cultura
42. Bibbia e traduzione
43. Bibbia e diffusione
44. Mezzi di comunicazione sociale
45. Parola di Dio e Congresso mondiale
46. Lettura credente delle Scritture: storicità e fondamentalismo
47. Bibbia e fenomeno delle sette
48. Bibbia e inculturazione49. Missio ad gentes
50. Bibbia e dialogo interreligioso
51. Terra Santa
52. Dialogo tra cristiani ed ebrei
53. Dialogo tra cristiani e musulmani
54. Dimensioni cosmiche della Parola di Dio e custodia del creato
Conclusione
55. Maria Mater Dei et Mater fidei
Introduzione
Proposizione 1
Documenti che si presentano al Sommo Pontefice
Si vuole presentare alla considerazione del Sommo Pontefice – oltre ai
documenti su La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa relativi
a questo sinodo, ovverosia i Lineamenta, l’Instrumentum laboris, le Relazioni
ante e post disceptationem e i testi degli interventi, sia quelli presentati in
aula sia quelli in scriptis, le Relazioni dei Circoli Minori e le loro
discussioni – soprattutto alcune proposte specifiche, che i Padri hanno
ritenuto di particolare rilievo.
I Padri sinodali chiedono umilmente al Santo Padre che valuti l’opportunità di
offrire un documento sul mistero della Parola di Dio nella vita e nella
missione della Chiesa, anche alla luce dell’Anno dedicato a San Paolo, Apostolo
delle genti, nel bimillenario della sua nascita.
Proposizione 2
Dalla Costituzione Dogmatica Dei Verbum al Sinodo sulla Parola di Dio
I Padri sinodali, a oltre quarant’anni dalla promulgazione della Costituzione
dogmatica sulla divina Rivelazione Dei Verbum ad opera del Concilio Ecumenico
Vaticano II, riconoscono con animo grato i grandi benefici apportati da questo
documento alla vita della Chiesa, a livello esegetico, teologico, spirituale,
pastorale ed ecumenico.
Lungo il solco della storia dell’intellectus fidei e della dottrina cristiana,
questa costituzione ha messo in luce l’orizzonte trinitario e storico salvifico
della rivelazione.
In questi anni è indubbiamente cresciuta la consapevolezza ecclesiale che Gesù
Cristo, Parola di Dio incarnata, “col fatto stesso della sua presenza e con la
manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i
miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti,
e infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione
e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per
liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita
eterna” (DV 4).
Tutto questo ha permesso di approfondire il valore infinito della Parola di Dio
che si dona a noi nella Sacra Scrittura, quale testimonianza ispirata della
rivelazione, che con la vita Tradizione della Chiesa costituisce la regola
suprema della fede (cf. DV 21). È questa stessa Parola che viene conservata ed
interpretata fedelmente dal Magistero (cf. DV 10), che è celebrata nella sacra
Liturgia e che si dona a noi nell’Eucaristia come pane di vita eterna (cf. Gv
6).
Facendo tesoro di quanto emerso in questi anni, la Chiesa sente oggi il bisogno
di approfondire ulteriormente il mistero della Parola di Dio nelle sue diverse
articolazioni e implicazioni pastorali. Pertanto, questa Assemblea Sinodale
formula l’auspicio che tutti i fedeli crescano nella consapevolezza del mistero
di Cristo, unico salvatore e mediatore tra Dio e gli uomini (cf. 1 Tim 2, 5; Eb
9, 15), e la Chiesa rinnovata dall’ascolto religioso della Parola di Dio possa
intraprendere una nuova stagione missionaria, annunciando la Buona Notizia a
tutti gli uomini.
Prima parte
La Parola di Dio nella fede della Chiesa
Proposizione 3
Analogia Verbi Dei
L’espressione Parola di Dio è analogica. Si riferisce innanzitutto alla Parola
di Dio in Persona che è il Figlio Unigenito di Dio, nato dal Padre prima di
tutti i secoli, Verbo del Padre fatto carne (cf. Gv 1, 14). La Parola divina,
già presente nella creazione dell’universo e in modo particolare dell’uomo, si
è rivelata lungo la storia della salvezza ed è attestata per iscritto
nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Questa Parola di Dio trascende la Sacra
Scrittura, anche se essa la contiene in modo del tutto singolare. Sotto la
guida dello Spirito (cf. Gv 14, 26; 16, 12-15) la Chiesa la custodisce e la
conserva nella sua Tradizione viva (cf. DV 10) e la offre all’umanità
attraverso la predicazione, i sacramenti e la testimonianza di vita. I Pastori,
perciò, devono educare il Popolo di Dio a cogliere i diversi significati
dell’espressione Parola di Dio.
Proposizione 4
Dimensione dialogica della Rivelazione
Il dialogo quando è riferito alla Rivelazione comporta il primato della Parola
di Dio rivolta all’uomo. Nel suo grande amore, infatti, Dio ha voluto venire
incontro all’umanità e ha preso l’iniziativa di parlare agli uomini chiamandoli
a condividere la sua stessa vita. La specificità del cristianesimo si manifesta
nell’evento Gesù Cristo, culmine della Rivelazione, compimento delle promesse di
Dio e mediatore dell’incontro tra l’uomo e Dio. Egli “che ci ha rivelato Dio”
(Gv 1, 18) è la Parola unica e definitiva consegnata all’umanità. Per
accogliere la Rivelazione, l’uomo deve aprire la mente e il cuore all’azione
dello Spirito Santo che gli fa capire la Parola di Dio presente nelle Sacre
Scritture. A Dio l’uomo risponde in piena libertà con l’obbedienza della fede
(cf. Rm 1, 5; 2 Cor 10, 5-6; DV 5).
Maria, Madre di Gesù, personifica questa obbedienza della fede in maniera
esemplare, lei è anche l’archetipo della fede della Chiesa che ascolta e
accoglie la Parola di Dio.
Proposizione 5
Spirito Santo e Parola di Dio
Le Sacre Scritture, essendo dono consegnato dallo Spirito Santo alla Chiesa
Sposa di Cristo, hanno nella Chiesa il loro luogo ermeneutico proprio.
Lo stesso Spirito, che è Autore delle Sacre Scritture, è anche guida della loro
retta interpretazione nella formazione attraverso i tempi della fides
Ecclesiae.
Il Sinodo raccomanda ai pastori di ricordare a tutti i battezzati il ruolo dello
Spirito Santo nell’ispirazione (cf. DV 11), nell’interpretazione e nella
comprensione delle Sacre Scritture (cf. DV 12). Di conseguenza tutti noi
discepoli siamo invitati ad invocare con frequenza lo Spirito Santo, affinché
Egli ci conduca alla conoscenza sempre più profonda della Parola di Dio e alla
testimonianza della nostra fede (cf. Gv 15, 26-27). Ricordino i fedeli che le
Sacre Scritture si chiudono evocando il grido comune dello Spirito e della
Sposa: “Vieni Signore Gesù” (cf. Ap 22, 17.20).
Proposizione 6
Lettura patristica della Scrittura
Per l’interpretazione del testo biblico, non si deve tralasciare la lettura
patristica della Scrittura, che distingue due sensi: letterale e spirituale. Il
senso letterale è quello significato dalle parole della Scrittura e trovato
tramite gli strumenti scientifici dell’esegesi critica. Il senso spirituale
concerne anche la realtà degli eventi di cui la Scrittura parla, tenendo conto
della Tradizione vivente di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede, che comporta
la connessione intrinseca delle verità della fede tra loro e nella totalità del
disegno della Rivelazione divina.
Proposizione 7
Unità tra Parola di Dio ed Eucaristia
È importante considerare la profonda unità tra la Parola di Dio e l’Eucaristia (cf.
DV 21), come viene espressa da alcuni testi particolari quali Gv 6, 35-58; Lc
24, 13-35, in modo tale da superare la dicotomia tra le due realtà, che spesso
è presente nella riflessione teologica e nella pastorale. In questo modo
diventerà più evidente il legame con il Sinodo precedente sull’Eucaristia.
La Parola di Dio si fa carne sacramentale nell’evento eucaristico e porta al
suo compimento la Sacra Scrittura. L’Eucaristia è un principio ermeneutico
della sacra Scrittura, così come la sacra Scrittura illumina e spiega il
mistero eucaristico. In questo senso i Padri sinodali si augurano che possa
essere promossa una riflessione teologica sulla sacramentalità della Parola di
Dio. Senza il riconoscimento della presenza reale del Signore nell’Eucaristia,
l’intelligenza della Scrittura rimane incompiuta.
Proposizione 8
Parola di riconciliazione e conversione
La Parola di Dio è Parola di riconciliazione perché in essa Dio riconcilia a sé
tutte le cose (cf. 2 Cor 5, 18-20; Ef 1, 10). Il misericordioso perdono di Dio,
incarnato in Gesù, rialza il peccatore.
L’importanza della Parola di Dio nei sacramenti di guarigione (penitenza e
unzione) deve essere sottolineata. La Chiesa deve essere la comunità che,
riconciliata da quella Parola che è Gesù Cristo (cf. Ef 2, 14-18; Col 1, 22),
offre a tutti uno spazio di riconciliazione, di misericordia e di perdono.
La forza sanante della Parola di Dio è un appello vivo ad una costante
conversione personale nell’ascoltatore stesso e un incentivo ad un annuncio
coraggioso della riconciliazione offerta dal Padre in Cristo (cf. 2 Cor 5,
20-21).
In questi giorni di conflitti di ogni genere e di tensioni interreligiose, in
fedeltà all’opera di riconciliazione compiuta da Dio in Gesù, i Cattolici siano
impegnati a dare esempi di riconciliazione, cercando di condividere gli stessi
valori umani, etici e religiosi nel loro rapporto con Dio e con gli altri. Così
cerchino di costruire una società giusta e pacifica.
Proposizione 9
Incontro con la Parola nella lettura della Sacra Scrittura
Questo Sinodo ripropone con forza a tutti i fedeli l’incontro con Gesù, Parola
di Dio fatta carne, come evento di grazia che riaccade nella lettura e
nell’ascolto delle sacre Scritture. Ricorda San Cipriano, raccogliendo un
pensiero condiviso dai Padri: “Attendi con assiduità alla preghiera e alla
Lectio divina. Quando preghi parli con Dio, quando leggi è Dio che parla con
te” (Ad Donatum, 15).
Pertanto auspichiamo vivamente che da questa assemblea scaturisca una nuova
stagione di più grande amore per la Sacra Scrittura da parte di tutti i membri
del Popolo di Dio, cosicché dalla loro lettura orante e fedele nel tempo si
approfondisca il rapporto con la persona stessa di Gesù. In questa prospettiva,
si auspica – per quanto possibile – che ogni fedele possieda personalmente la
Bibbia (cf. Dt 17, 18-20) e goda dei benefici della speciale indulgenza legata
alla lettura delle Scritture (cf. Indulgentiarum Doctrina, 30).
Proposizione 10
L’Antico Testamento nella Bibbia cristiana
Gesù ha pregato i Salmi e ha letto la Legge e i Profeti, citandoli nella sua
predicazione e presentando sé stesso come il compimento delle Scritture (cf. Mt
5, 17; Lc 4, 21; 24, 27; Gv 5, 46). Il Nuovo Testamento ha costantemente
attinto dall’Antico Testamento le parole e le espressioni che gli permettono di
raccontare e di spiegare la vita, la morte e la resurrezione di Gesù (cf. Mt
1-2 e Esodo passim; Mc 6, 3; Lc 24, 25-31). Al tempo stesso, del resto, la sua
morte e resurrezione “diedero a questi stessi testi una pienezza di significato
prima inconcepibile” (Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della
Bibbia nella Chiesa, III A 2).
Di conseguenza la fede apostolica in Gesù è proclamata “secondo le Scritture”
(cf. 1 Cor 15), e presenta Gesù Cristo come il “sì” di Dio a tutte le promesse
(cf. 2 Cor 1, 20).
Per queste ragioni, la conoscenza dell’Antico Testamento è indispensabile a chi
crede nel Vangelo di Gesù Cristo, poiché – secondo la parola di Sant’Agostino –
il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico e l’Antico è manifesto nel Nuovo
(cf. Quaestiones in Heptateucum, 2, 73).
Pertanto, auspichiamo che nella predicazione e nella catechesi si tengano in
debito conto le pagine dell’Antico Testamento, spiegandole adeguatamente nel
contesto della storia della salvezza e si aiuti il Popolo di Dio ad apprezzarle
alla luce della fede in Gesù Signore.
Proposizione 11
Parola di Dio e carità verso i poveri
Uno dei tratti caratteristici della Sacra Scrittura è la rivelazione della
predilezione di Dio per i poveri (cf. Mt 25, 31-46). Gesù di Nazareth, Parola
di Dio incarnata, è passato in questo mondo facendo il bene (cf. At 10, 35). La
Parola di Dio, accolta con disponibilità, genera abbondantemente nella Chiesa
la carità e la giustizia verso tutti, e soprattutto verso i poveri. Come
insegna l’Enciclica Deus Caritas est, i primi ad aver diritto all’annuncio del
Vangelo sono proprio i poveri, bisognosi non solo di pane ma anche di parole di
vita. Tuttavia, i poveri non sono soltanto i destinatari della carità, ma anche
agenti di evangelizzazione, in quanto sono aperti a Dio e generosi nel
condividere con gli altri. I pastori sono chiamati ad ascoltarli, ad imparare
da essi, a guidarli nella loro fede e a motivarli ad essere artefici della
propria storia. I diaconi incaricati del servizio della carità hanno una
responsabilità particolare in questo ambito. Il Sinodo li incoraggia nel loro
ministero.
Proposizione 12
Ispirazione e verità della Bibbia
Il sinodo propone che la Congregazione per la Dottrina della Fede chiarifichi i
concetti di ispirazione e di verità della Bibbia, così come il loro rapporto
reciproco in modo da far capire meglio l’insegnamento della Dei Verbum 11. In
particolare, bisogna mettere in rilievo l’originalità dell’ermeneutica biblica
cattolica in questo campo.
Proposizione 13
Parola di Dio e Legge naturale
I Padri sinodali sono ben coscienti delle grandi sfide presenti nell’attuale
momento storico. Una di queste tocca l’enorme sviluppo che la scienza ha
realizzato nei confronti della conoscenza della natura. Paradossalmente, più
cresce questa conoscenza meno si riesce a vedere il messaggio etico che
proviene da essa. Nella storia del pensiero già gli antichi filosofi erano
soliti chiamare con lex naturalis o legge morale naturale questo principio.
Come ha ricordato Papa Benedetto XVI, questa espressione sembra diventata oggi
incomprensibile “a causa di un concetto di natura non più metafisico, ma
solamente empirico. Il fatto che la natura, l’essere stesso non sia più
trasparente per un messaggio morale, crea un senso di disorientamento che rende
precarie ed incerte le scelte della vita di ogni giorno” (12 febbraio 2007).
Alla luce dell’insegnamento della Sacra Scrittura, come è ricordato soprattutto
dall’Apostolo Paolo nella Lettera ai Romani (cf. Rm 2, 14-15), è bene ribadire
che questa legge è scritta nel profondo del cuore di ogni persona e ognuno può
averne accesso. Essa possiede come suo principio basilare che si deve “fare il
bene ed evitare il male”; una verità che si impone con evidenza a tutti e da
cui scaturiscono altri principi che regolano il giudizio etico sui diritti e
sui doveri di ciascuno. È bene ricordare che anche nutrendosi della Parola di
Dio la conoscenza della legge naturale aumenta e permette il progresso della
coscienza morale. Il Sinodo, pertanto, raccomanda a tutti i Pastori di avere
una particolare sollecitudine perché i ministri della Parola siano sensibili
alla riscoperta della legge naturale e alla sua funzione nella formazione delle
coscienze.
Seconda parte
La Parola di Dio nella vita della Chiesa
Proposizione 14
Parola di Dio e Liturgia
L’assemblea convocata e riunita dallo Spirito per ascoltare la proclamazione
della Parola di Dio, risulta trasformata dalla medesima azione dello Spirito
che si manifesta nella celebrazione. Infatti, dove c’è la Chiesa, là c’è lo
Spirito del Signore; e dove sta lo Spirito di Signore, là c’è anche la Chiesa
(cf. Sant’Ireneo, Adversus Haereses, III, 24, 1).
I Padri sinodali ribadiscono che la liturgia costituisce il luogo privilegiato
in cui la Parola di Dio si esprime pienamente, sia nella celebrazione dei
sacramenti, sia soprattutto nell’Eucaristia, nella Liturgia delle Ore e
nell’Anno Liturgico. Il mistero della salvezza narrato nella Sacra Scrittura
trova nella liturgia il proprio luogo di annuncio, di ascolto e di attuazione.
Per questo motivo si richiede, per esempio, che:
- Il libro della Sacra Scrittura, anche fuori dell’azione liturgica, abbia un
posto visibile e di onore all’interno della chiesa.
- Dovrebbe essere incoraggiato l’uso del silenzio dopo la prima e la seconda
lettura, e terminata l’omelia, come suggerito dall’Ordinamento Generale del
Messale Romano (cf. n. 56).
- Si possono prevedere anche celebrazioni della Parola di Dio incentrate sulle
letture domenicali.
- Le letture della Sacra Scrittura siano proclamate da libri liturgici degni,
ossia i Lezionari e l’Evangelario, che saranno trattati con il più profondo
rispetto per la Parola di Dio che contengono.
- Sia valorizzato l’Evangelario con una processione precedente la proclamazione,
soprattutto nelle solennità.
- Sia evidenziato il ruolo dei servitori della proclamazione: lettori e
cantori.
- Siano formati adeguatamente i lettori e lettrici in modo che possano
proclamare la Parola di Dio in maniera chiara e comprensibile. Gli stessi siano
invitati a studiare e testimoniare con la vita i contenuti della Parola che
leggono.
- Si proclami la Parola di Dio in modo chiaro, avendo dimestichezza con la
dinamica della comunicazione.
- Non siano dimenticate, in particolare nella Liturgia eucaristica, le persone
per le quali è difficile la recezione della Parola di Dio comunicata nei modi
usuali, come i non vedenti e non udenti.
- Si faccia un uso competente ed efficace degli strumenti acustici.
Inoltre, i Padri sinodali sentono il dovere di richiamare alla grave
responsabilità che hanno quanti presiedono la santa Eucaristia perché non
sostituiscano mai i testi della Sacra Scrittura con altri testi. Nessun testo
di spiritualità o di letteratura può raggiungere il valore e la ricchezza contenuta
nella sacra Scrittura che è Parola di Dio.
Proposizione 15
Attualizzazione omiletica e “Direttorio sull’omelia”
L’omelia fa che la Parola proclamata si attualizzi: “Oggi si è adempiuta questa
Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi” (Lc 4,21). Essa conduce al
mistero che si celebra, invita alla missione e condivide le gioie e i dolori,
le speranze e le paure dei fedeli – disponendo così l’assemblea sia alla
professione di fede (Credo), sia alla preghiera universale della messa.
Ci dovrebbe essere una omelia durante tutte le messe “cum populo”, anche
durante la settimana. Bisogna che i predicatori (vescovi, sacerdoti, diaconi)
si preparino nella preghiera, affinché predichino con convinzione e passione.
Devono porsi tre domande:
- Che cosa dicono le letture proclamate?
- Che cosa dicono a me personalmente?- Che cosa devo dire alla comunità,
tenendo conto della sua situazione concreta?
Il predicatore deve innanzitutto lasciarsi interpellare per primo dalla Parola
di Dio che annuncia. L’omelia deve essere nutrita di dottrina e trasmettere
l’insegnamento della Chiesa per fortificare la fede, chiamare alla conversione
nel quadro della celebrazione e preparare alla attuazione del mistero pasquale
eucaristico.
Per aiutare il predicatore nel ministero della Parola, ed in continuità con
l’insegnamento dell’Esortazione Apostolica Postsinodale Sacramentum caritatis
(n. 46), i Padri sinodali auspicano che si elabori un “Direttorio sull’omelia”,
che dovrebbe esporre, insieme ai principi dell’omiletica e dell’arte della
comunicazione, il contenuto dei temi biblici che ricorrono nei lezionari in uso
nella liturgia.
Proposizione 16
Lezionario
Si raccomanda che si dia avvio ad un esame del Lezionario romano per vedere se
l’attuale selezione e ordinamento delle letture è veramente adeguato alla
missione della Chiesa in questo momento storico. In particolare, il legame
della lettura dell’Antico Testamento con la pericope evangelica dovrebbe essere
riconsiderato, in modo che non implichi una lettura troppo restrittiva
dell’Antico Testamento o un’esclusione di alcuni brani importanti.
La revisione di un Lezionario potrebbe essere fatta in dialogo con quei
partners ecumenici che utilizzano questo Lezionario comune.
Si auspica che venga preso autorevolmente in esame il problema del Lezionario
nelle liturgie delle Chiese Cattoliche Orientali.
Proposizione 17
Ministero della Parola e donne
I Padri sinodali riconoscono e incoraggiano il servizio dei laici nella
trasmissione della fede. Le donne, in particolare, hanno su questo punto un
ruolo indispensabile soprattutto nella famiglia e nella catechesi. Infatti,
esse sanno suscitare l’ascolto della Parola, la relazione personale con Dio e
comunicare il senso del perdono e della condivisione evangelica.
Si auspica che il ministero del lettorato sia aperto anche alle donne, in modo
che nella comunità cristiana sia riconosciuto il loro ruolo di annunciatrici
della Parola.
Proposizione 18
Celebrazioni della Parola di Dio
Secondo le diverse forme ricevute dalla tradizione liturgica, si raccomanda la
celebrazione della Parola di Dio (cf. SC 35). Molte comunità ecclesiali, che
non hanno la possibilità della celebrazione eucaristica domenicale, trovano
nella celebrazione della Parola il cibo per la propria fede e per la testimonianza
cristiana.
La celebrazione della Parola è uno dei luoghi privilegiati dell’incontro con il
Signore, perché in questa proclamazione, Cristo si rende presente e continua a
parlare al suo popolo (cf. SC 7). Pur in mezzo al frastuono di oggi, che rende
molto difficile un effettivo ascolto, i fedeli sono incoraggiati a coltivare
una disposizione al silenzio interiore e ad un ascolto della Parola di Dio che
trasformi la vita.
I Padri sinodali raccomandano che siano formulati dei direttori rituali, appoggiandosi
sull’esperienza delle Chiese nelle quali catechisti formati conducono
abitualmente le assemblee domenicali attorno alla Parola di Dio. Il loro scopo
sarà evitare che tali celebrazioni siano confuse con la liturgia eucaristica.
L’accoglienza della Parola, la preghiera di lode, il rendimento di grazie e la
domanda che compongono la celebrazione della Parola di Dio sono manifestazioni
dello Spirito nel cuore dei fedeli e nell’assemblea cristiana radunata intorno
alla Parola di Dio. Lo Spirito Santo, infatti, fa sì che la Parola di Dio
proclamata e celebrata fruttifichi nel cuore e nella vita di chi la riceve.
Riteniamo inoltre che anche i pellegrinaggi, le feste, le diverse forme di
pietà popolare, le missioni, i ritiri spirituali e giorni speciali di penitenza,
riparazione e perdono siano una opportunità concreta offerta ai fedeli per
celebrare la Parola di Dio e incrementare la sua conoscenza.
Proposizione 19
Liturgia delle Ore
La Liturgia delle Ore è una forma privilegiata di ascolto della Parola di Dio
perché mette in contatto i fedeli con la Sacra Scrittura e con la Tradizione
viva della Chiesa. Quindi, il Sinodo auspica che i fedeli partecipino alla
Liturgia delle Ore, soprattutto alle Lodi e ai Vespri. Per questo, laddove
ancora non c’è, sarebbe utile preparare una forma semplice della Liturgia delle
Ore.
Vescovi, preti, diaconi, religiosi e quanti sono a ciò deputati dalla Chiesa si
ricordino del loro sacro dovere di pregare la Liturgia delle Ore. Essa è
inoltre vivamente raccomandata anche per i fedeli laici, di modo che tale
Liturgia divenga in senso ancor più vero la preghiera della Chiesa intera.
Proposizione 20
Parola di Dio, matrimonio e famiglia
La Parola di Dio sta all’origine del matrimonio (cf. Gen 2, 24). Gesú stesso ha
inserito il matrimonio tra le istituzioni del suo Regno (cf. Mt 19, 4-8),
dandogli uno statuto sacramentale. Nella celebrazione sacramentale l’uomo e la
donna pronunciano una parola profetica di reciproca donazione, l’essere “una
carne”, segno del mistero dell’unione di Cristo e della Chiesa (cf. Ef 5, 32).
Attraverso la fedeltà e l’unità della vita di famiglia gli sposi sono davanti
ai loro figli i primi annunciatori della Parola di Dio. Occorre sostenerli ed
aiutarli a sviluppare la preghiera in famiglia, la celebrazione domestica della
Parola, la lettura della Bibbia o altre forme di preghiera.
Gli sposi si ricorderanno che la Parola di Dio è un prezioso sostegno anche
nelle difficoltà della vita coniugale e familiare.
Proposizione 21
Parola di Dio e piccole comunità
Il Sinodo raccomanda la formazione di piccole comunità ecclesiali dove venga
ascoltata, studiata e pregata la Parola di Dio, anche nella forma del Rosario
come meditazione biblica (cf. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Rosarium
Virginis Mariae). In molti paesi già ci sono piccole comunità che possono
essere formate da famiglie o radicate nelle parrocchie o legate ai diversi
movimenti ecclesiali e nuove comunità. Queste si riuniscono regolarmente
intorno alla Parola di Dio, per condividerla tra di loro, e ne ricevono forza.
Alcune hanno solo raramente la possibilità di celebrare l’Eucaristia. Fanno
l’esperienza della comunità e incontrano la Parola di Dio personalmente.
Attraverso la lettura della Bibbia fanno l’esperienza di essere amati
personalmente da Dio. Il servizio dei laici, che guidano queste comunità, deve
essere stimato e promosso, perché essi rendono un servizio missionario al quale
tutti i battezzati sono chiamati.
Proposizione 22
Parola di Dio e lettura orante
Il Sinodo propone che si esortino tutti i fedeli, compresi i giovani, ad
avvicinarsi alle Scritture per mezzo di una “lettura orante” e assidua (cf. DV
25), in modo tale che il dialogo con Dio divenga realtà quotidiana del popolo
di Dio.
Per questo è importante:
- che si colleghi profondamente la lettura orante con l’esempio di Maria e dei
Santi nella storia della Chiesa, quali realizzatori della lettura della Parola
secondo lo Spirito;
- che si ricorra a dei maestri in materia;
- che si assicuri che i Pastori, preti e diaconi, e in modo del tutto peculiare
i futuri preti abbiano una formazione adeguata perché possano a loro volta
formare il popolo di Dio in questa dinamica spirituale;
- che i fedeli vengano iniziati secondo le circostanze, le categorie e le
culture al metodo più appropriato di lettura orante, personale e/o comunitaria
(Lectio divina, Esercizi spirituali nella vita quotidiana, Seven Steps in
Africa e altrove, diversi metodi di preghiera, condivisione in famiglia e nelle
comunità ecclesiali di base, ecc.);
-che sia incoraggiata la prassi della lettura orante fatta con i testi
liturgici che la Chiesa propone per la celebrazione eucaristica domenicale e
quotidiana, per meglio capire il rapporto tra Parola e Eucaristia;
- che si vigili affinché la lettura orante soprattutto comunitaria delle
Scritture abbia il suo sbocco in un impegno di carità (cf. Lc 4, 18-19).
Consapevoli della larga diffusione attuale della Lectio divina e di altri
metodi analoghi i Padri sinodali vi vedono un vero segno di speranza e
incoraggiano tutti i responsabili ecclesiali a moltiplicare gli sforzi in
questo senso.
Proposizione 23
Catechesi e Sacra Scrittura
La catechesi deve preferibilmente avere le sue radici nella rivelazione
cristiana. Deve prendere come modello la pedagogia di Gesù nel cammino di
Emmaus.
Sulla strada di Emmaus, Gesù apre il cuore dei discepoli all’intelligenza delle
Scritture (cf. Lc 24, 27). Il suo procedere mostra che la catechesi che affonda
le sue radici nella Rivelazione cristiana suppone la spiegazione delle Scritture.
Esso ci invita anche a raggiungere gli uomini di oggi per trasmettere loro il
vangelo della salvezza:- ai bambini più piccoli con un’attenzione particolare;
- a quelli che hanno bisogno di una formazione più approfondita radicata nelle
Scritture;
- ai catecumeni che è necessario accompagnare nel loro cammino, mostrando loro
il piano di Dio attraverso la lettura della Sacra Scrittura, preparandoli a
incontrare il Signore nei sacramenti dell’iniziazione cristiana, a impegnarsi
nella comunità, e a essere missionari.
Il catecumenato prebattesimale va seguito da una mistagogia post-battesimale,
una formazione continuata in cui la Sacra Scrittura e il Catechismo della
Chiesa Cattolica devono occupare il posto centrale.
Proposizione 24
Parola di Dio e vita consacrata
La vita consacrata nasce dall’ascolto della Parola di Dio e accoglie il Vangelo
come sua norma di vita. Alla scuola della Parola, riscopre di continuo la sua
identità e si converte in “evangelica testificatio” per la Chiesa e per il
mondo. Chiamata ad essere “esegesi” vivente della Parola di Dio (cf. Benedetto
XVI, 2 febbraio 2008), è essa stessa una parola con cui Dio continua a parlare
alla Chiesa e al mondo.
Il Sinodo ringrazia le persone consacrate per la loro testimonianza del Vangelo
e per la loro disponibilità a proclamarlo nelle frontiere geografiche e
culturali della missione attraverso i suoi diversi servizi carismatici. Le
esorta nello stesso tempo ad aver cura degli spazi personali e comunitari di
ascolto della Parola di Dio e a promuovere scuole di preghiera biblica aperte
ai laici, soprattutto ai giovani. Sappiano ascoltare la Parola di Dio con cuore
di poveri ed esprimano la loro risposta nell’impegno per la giustizia, la pace
e l’integrità del creato.
Il Sinodo evidenzia l’importanza della vita contemplativa e il suo prezioso
contributo alla tradizione della Lectio divina. Le comunità monastiche sono
scuole di spiritualità e danno forza alle vita delle Chiese particolari. “Il
monastero, come oasi spirituale, indica al mondo di oggi, quello che è più
importante, in definitiva, l’unica cosa decisiva: esiste una ragione ultima per
cui vale la pena di vivere, cioè, Dio e il Suo amore imperscrutabile”
(Benedetto XVI, Angelus, 18 novembre 2007).
Nella vita contemplativa, la Parola è accolta, pregata e celebrata. Si deve
vegliare, dunque, affinché queste comunità ricevano la formazione biblica e
teologica adeguata alla loro vita e missione.
Proposizione 25
Necessità di due livelli nella ricerca esegetica
Rimane di grande attualità ed efficacia l’ermeneutica biblica proposta in Dei
Verbum 12, che per un adeguato lavoro esegetico prevede due livelli
metodologici, distinti e correlati.
Il primo livello corrisponde, di fatto, al cosiddetto metodo storico-critico,
che nella ricerca moderna e contemporanea spesso è stato utilizzato con frutto
e che è entrato in campo cattolico soprattutto a partire dall’Enciclica Divino
Afflante Spiritu del Servo di Dio Pio XII. Questo metodo è reso necessario
dalla natura stessa della storia della salvezza, che non è una mitologia, ma
una vera storia con il suo apice nell’incarnazione del Verbo, divino ed eterno,
che viene ad abitare il tempo degli uomini (cf. Gv 1, 14). La Bibbia e la
storia della salvezza esigono perciò di essere studiate anche con i metodi della
seria ricerca storica.
Il secondo livello metodologico, necessario per una interpretazione giusta
delle Sacre Scritture, corrisponde alla natura anche divina delle parole umane
bibliche. Il Concilio Ecumenico Vaticano II giustamente ricorda che la Bibbia deve
essere interpretata con l’ausilio di quello stesso Spirito Santo che ha guidato
la sua messa per iscritto.
L’ermeneutica biblica non può essere considerata compiuta se – assieme allo
studio storico dei testi – non ricerca anche in maniera adeguata la loro
dimensione teologica. La Dei Verbum identifica ed elenca i tre riferimenti
decisivi per giungere alla dimensione divina e, quindi, al senso teologico
delle Sacre Scritture. Si tratta del contenuto e dell’unità di tutta la
Scrittura, della tradizione viva di tutta la Chiesa e, finalmente,
dell’attenzione all’analogia della fede. “Solo dove i due livelli metodologici,
quello storico-critico e quello teologico sono osservati, si può parlare di
un’esegesi teologica, un’esegesi adeguata a questo libro” (Benedetto XVI, 14
ottobre 2008).
Proposizione 26
Allargare le prospettive dello studio esegetico attuale
Il frutto positivo apportato dall’uso della ricerca storico-critica moderna è
innegabile; al tempo stesso, però, è necessario guardare allo stato degli studi
esegetici attuali con uno sguardo attento anche alle difficoltà. Mentre
l’attuale esegesi accademica, anche cattolica, lavora su un altissimo livello
per quanto riguarda la metodologia storico-critica, anche con le sue felici e
più recenti integrazioni (cf. Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione
della Bibbia nella Chiesa), non si potrebbe dire lo stesso circa lo studio
della dimensione teologica dei testi biblici. Purtroppo il livello teologico
indicato dai tre elementi della Dei Verbum 12 molto spesso appare quasi
assente.
La prima conseguenza di tale assenza è che la Bibbia diventa per i lettori
attuali un libro del solo passato, ormai incapace di parlare al nostro
presente. In queste condizioni l’esegesi biblica rischia di diventare pura storiografia
e storia della letteratura.
La seconda conseguenza, forse ancora più grave, è la scomparsa dell’ermeneutica
della fede indicata nella Dei Verbum. Al posto dell’ermeneutica credente si
insinua allora, di fatto, un’ermeneutica positivista e secolarista che nega la
possibilità della presenza e dell’accesso del divino nella storia dell’uomo.
I Padri sinodali, mentre ringraziano sinceramente i molti esegeti e teologi,
che hanno dato e danno un aiuto essenziale nella scoperta del senso profondo
delle Scritture, domandano a tutti un accresciuto impegno perché sia raggiunto
con più forza e chiarezza il livello teologico dell’interpretazione biblica.
Per arrivare veramente a quell’accresciuto amore alle Scritture auspicato dal
Concilio, si tratterà di applicare con maggior cura i principi che la stessa
Dei Verbum ha indicato con esaustività e chiarezza.
Proposizione 27.
Superare il dualismo tra esegesi e teologia
Per la vita e la missione della Chiesa e per il futuro della fede all’interno
delle culture contemporanee, è necessario superare il dualismo tra esegesi e
teologia. Purtroppo non di rado un’improduttiva separazione tra esegesi e
teologia avviene anche ai livelli accademici più alti.
Una conseguenza preoccupante è l’incertezza e la poca solidità nel cammino
formativo intellettuale anche di alcuni futuri canditati ai ministeri
ecclesiali. La teologia biblica e la teologia sistematica sono due dimensioni
di quella realtà unica che chiamiamo teologia.
I Padri sinodali, perciò, rivolgono con stima un appello sia ai teologi sia
agli esegeti perché, con una collaborazione più chiara e sintonica, non lascino
mancare la forza delle Scritture alla teologia contemporanea e non riducano lo
studio delle Scritture alla sola rilevazione della dimensione storiografica dei
testi ispirati. “Dove l’esegesi non è teologia, la Scrittura non può essere
l’anima della teologia e, viceversa, dove la teologia non è essenzialmente
interpretazione della Scrittura nella Chiesa, questa teologia non ha più
fondamento” (Benedetto XVI, 14 ottobre 2008).
Proposizione 28
Dialogo tra esegeti, teologi e pastori
Si chiede alle Conferenze Episcopali di favorire con regolarità incontri tra i
pastori, i teologi e gli esegeti con lo scopo di promuovere una maggiore
comunione nel servizio alla Parola di Dio. Auspichiamo che esegeti e teologi
possano condividere sempre meglio i frutti della loro scienza per l’incremento
della fede e l’edificazione del Popolo di Dio, tenendo sempre presente le
dimensioni caratteristiche dell’interpretazione cattolica della Bibbia (cf.
Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa,
III).
Proposizione 29
Difficoltà della lettura dell’Antico Testamento
Talvolta sorgono difficoltà nella lettura dell’Antico Testamento a causa di testi
contenenti elementi di violenza, di ingiustizia, di immoralità e di scarsa
esemplarità anche da parte di figure bibliche importanti.
Si richiede perciò una preparazione adeguata dei fedeli per la lettura di
queste pagine e una formazione che legga i testi nel loro contesto storico e
letterario in modo che venga favorita la lettura cristiana. Questa ha come
chiave ermeneutica centrale il Vangelo e il comandamento nuovo di Gesù Cristo
compiuto nel mistero pasquale. Pertanto si raccomanda di non trascurare la
lettura dell’Antico Testamento che, nonostante alcune difficoltà, è essenziale
alla comprensione compiuta della storia della salvezza (cf. DV 15).
Proposizione 30
Pastorale biblica
La Dei Verbum esorta a fare della Parola di Dio non solo l’anima della
teologia, ma anche l’anima dell’intera pastorale, della vita e della missione
della Chiesa (cf. DV 24). I Vescovi devono essere i primi promotori di questa
dinamica nelle loro diocesi. Per essere annunciatore e annunciatore credibile,
il vescovo deve nutrirsi, lui per primo, della Parola di Dio così da sostenere
e rendere sempre più fecondo il proprio ministero episcopale. Il Sinodo
raccomanda di incrementare la “pastorale biblica” non in giustapposizione con
altre forme della pastorale, ma come animazione biblica dell’intera pastorale.
Sotto la guida dei Pastori tutti i battezzati partecipano alla missione della
Chiesa. I Padri sinodali desiderano esprimere la più viva stima e gratitudine
nonché l’incoraggiamento per il servizio all’evangelizzazione che tanti laici,
e in particolare le donne, offrono con generosità e impegno nelle comunità
sparse per il mondo, sull’esempio di Maria di Magdala prima testimone della
gioia pasquale.
Proposizione 31
Parola di Dio e presbiteri
La Parola di Dio è indispensabile per formare il cuore di un buon pastore,
ministro della Parola. A tale proposito la Pastores dabo Vobis ricorda: “Il
sacerdote deve essere il primo ‘credente’ della Parola, nella piena
consapevolezza che le parole del suo ministero, non sono ‘sue’, ma di Colui che
lo ha mandato. Di questa Parola egli non è padrone è servo. Di questa Parola
egli non è unico possessore: è debitore nei riguardi del Popolo di Dio”
(Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Postsinodale Pastores Dabo Vobis,
26). I sacerdoti, e in particolare i parroci, sono chiamati a nutrirsi ogni
giorno delle Sacre Scritture e a comunicarle con sapienza e generosità ai
fedeli affidati alle loro cure.
Proposizione 32
Formazione dei candidati all’ordine sacro
I candidati al sacerdozio devono imparare ad amare la Parola di Dio. Sia quindi
la Scrittura l’anima della loro formazione teologica, sottolineando
l’indispensabile circolarità tra esegesi, teologia, spiritualità e missione. La
formazione dei sacerdoti deve allora comprendere molteplici approcci alla
Scrittura:
- La lettura orante, in particolare la Lectio divina, tanto personale quanto
comunitaria, nel quadro di una prima lettura della Bibbia. Bisognerà
proseguirla durante tutto il percorso della formazione, tenendo conto di ciò
che la Chiesa dispone a riguardo della cura di ritiri ed esercizi spirituali
nell’educazione dei seminaristi.
- Il nutrirsi con assiduità della Parola di Dio, anche attraverso la ricchezza
dell’Ufficio Divino.
- La scoperta dell’esegesi nei suoi diversi metodi. Uno studio preciso e ampio
delle regole ermeneutiche è necessario per superare i rischi di una
interpretazione arbitraria. I metodi dell’esegesi devono essere capiti in una
maniera giusta, con le loro possibilità e i loro limiti, permettendo
un’intelligenza retta e fruttuosa della Parola di Dio.
- La conoscenza della storia di ciò che ha prodotto la lettura delle Scritture
nei Padri della Chiesa, nei Santi, nei Dottori e nei Maestri della spiritualità
fino a noi.
- L’intensificazione, durante gli anni del seminario, della formazione alla
predicazione e la vigilanza sulla formazione permanente durante l’esercizio del
ministero, cosicché l’omelia possa interpellare coloro che ascoltano (cf. At 2,
37).
- Parallelamente alla formazione all’interno del seminario si inviteranno i
futuri preti a partecipare a incontri con gruppi o associazioni di laici
radunati attorno alla Parola di Dio. Questi incontri, sviluppati per un lasso
di tempo sufficientemente lungo, favoriranno nei futuri ministri l’esperienza e
il gusto dell’ascolto di quanto lo Spirito Santo suscita nei credenti radunati
come Chiesa, siano essi piccoli o grandi.
Non va trascurato uno studio serio della filosofia che porti a valutare con
chiarezza i presupposti e le implicanze contenute nelle diverse ermeneutiche
applicate allo studio della Bibbia (cf. Optatam totius, 15).
A questo proposito si auspica che nelle facoltà filosofiche si sviluppi ed
insegni un pensiero filosofico e culturale (arte e musica) aperto alla
trascendenza di modo che i discepoli possano ascoltare e capire meglio la
Parola di Dio che solo può colmare i desideri del cuore umano (cf. Fides et
ratio, 83).
Si auspica un rinnovamento dei programmi accademici (cf. Giovanni Paolo II,
Costituzione Apostolica Sapientia Christiana) perché meglio appaia lo studio
sistematico della teologia alla luce della Sacra Scrittura. Inoltre, una
revisione dei corsi nei seminari e nelle case di formazione dovrà essere
attenta che la Parola di Dio abbia il posto dovuto nelle diverse dimensioni
della formazione.
Proposizione 33
Formazione biblica dei cristiani
L’amore della Bibbia è una grazia dello Spirito Santo che permea tutta la vita
del credente. Bisogna quindi formare i cristiani ad apprezzare questo dono di
Dio: “Se tu conoscessi il dono di Dio…” (Gv 4, 10), dice il Signore.
Si auspica, pertanto, che in ogni regione culturale, si stabiliscano centri di
formazione per i laici e per i missionari della Parola, dove si impari a
comprendere, vivere ed annunciare la Parola di Dio. Inoltre, secondo le diverse
necessità, si costituiscano istituti specializzati in studi biblici per esegeti
che abbiano una solida comprensione teologica e sensibilità per i contesti
della loro missione. Questo può anche essere realizzato riesaminando o
rafforzando le strutture già esistenti, quali i seminari o le facoltà. Infine è
necessario offrire una un’adeguata formazione nelle lingue bibliche alle
persone che saranno traduttori della Bibbia in diverse lingue moderne.
Proposizione 34
Animazione biblica e giovani
Come Gesù invitò un giovane a seguirlo, così l’invito va riproposto oggi a
fanciulli, ragazzi, adolescenti e giovani, perché possano trovare la risposta
alla loro ricerca nella parola del Signore Gesù. Nell’animazione biblica della
pastorale giovanile si terrà conto dell’invito di Benedetto XVI: “Cari giovani,
vi esorto ad acquistare dimestichezza con la Bibbia, a tenerla a portata di
mano, perché sia per voi come una bussola che indica la strada da seguire”
(Messaggio per la XXI Giornata Mondiale della Gioventù, 9 aprile 2006). Si
auspica che venga presentata la Scrittura nelle sue implicazioni vocazionali
così da aiutare e orientare molti giovani nelle loro scelte vocazionali, anche
fino alla consacrazione totale. Le giovani generazioni siano accolte, ascoltate
e accompagnate dalla comunità cristiana con amore in modo da essere introdotte
alla conoscenza delle Scritture da educatori, veri testimoni appassionati della
Parola di Dio. In questo modo anche i giovani saranno guidati ad amare e a
comunicare il Vangelo soprattutto ai loro coetanei.
Proposizione 35
Bibbia e Pastorale della Salute
Gesù durante la sua vita ha curato e guarito i malati e ha indicato in questo
suo servizio un segno della presenza del Regno di Dio (cf. Lc 7, 22). Le
Scritture continuano ancora oggi a offrire ai malati e a tutti quelli che
soffrono una parola di conforto e di incoraggiamento e anche di guarigione
spirituale e fisica. La preghiera dei Salmi raggiunge in profondità e dona a
ciascuno le parole stesse di Dio per esprimere la propria sofferenza e anche la
propria speranza. I Padri sinodali esortano dunque quanti avvicinano le persone
afflitte da ogni sorta di male a portare loro, umilmente ma con audacia, la
Parola vivificante del Signore Gesù sia nella Scrittura sia nell’Eucaristia. Anche
oggi è indispensabile che la Parola di Dio ispiri l’intera pastorale della
salute, portando i malati, a scoprire attraverso la fede, che la loro
sofferenza li rende capaci di partecipare alla sofferenza redentrice di Cristo
(cf. 2 Cor 4, 8-11. 14).
Proposizione 36
Sacra Scrittura e unità dei cristiani
La Bibbia è veramente un luogo privilegiato di incontro tra le diverse Chiese e
comunità ecclesiali. Ascoltare insieme le Scritture ci fa vivere una comunione
reale anche se non piena (cf. Relatio post disceptationem 36). “Ascoltare
insieme la Parola di Dio, praticare la Lectio divina della Bibbia … costituisce
un cammino da percorrere per raggiungere l’unità della fede, come risposta
all’ascolto della Parola” (Discorso di Benedetto XVI, 25 gennaio 2007).
L’ascolto comune delle Scritture spinge perciò al dialogo della carità e fa
crescere quello della verità. Un problema ecumenico aperto riguarda la
comprensione del soggetto autorevole dell’interpretazione nella Chiesa
(specialmente il Magistero) e per ciò si devono intensificare lo studio e la
ricerca biblica comune. Ugualmente sono da intensificare il comune impegno per
le traduzioni e la diffusione della Bibbia, come anche le celebrazioni
interconfessionali dell’ascolto della Parola di Dio.
Proposizione 37
Presenza di Sua Santità Bartolomeo I
I Padri sinodali rendono grazie a Dio per la presenza e gli interventi dei
Delegati Fraterni, rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali, e, in
modo particolare, per la preghiera dei Vespri presieduta dal Santo Padre
Benedetto XVI, insieme a Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di
Costantinopoli. Le parole del Patriarca Ecumenico rivolte ai Padri sinodali
hanno permesso di sperimentare una profonda gioia spirituale ed avere una
esperienza viva di comunione reale e profonda, anche se non ancora perfetta; in
esse abbiamo gustato la bellezza della Parola di Dio, letta alla luce della
Sacra Liturgia e dei Padri, una lettura spirituale fortemente contestualizzata
nel nostro tempo.
In tal modo abbiamo visto che andando al cuore della Sacra Scrittura
incontriamo realmente la Parola nelle parole; la quale apre gli occhi dei
fedeli per rispondere alle sfide del mondo attuale. Inoltre, abbiamo condiviso
l’esperienza gioiosa di avere per l’Oriente e l’Occidente Padri comuni. Questo
incontro diventi stimolo per ulteriore testimonianza di comunione nell’ascolto
della Parola di Dio e supplica fervente all’unico Signore affinché si realizzi
quanto prima la preghiera di Gesù: “Ut omnes unum sint” (Gv 17, 20).
Terza parte
La Parola di Dio nella missione della Chiesa
Proposizione 38
Compito missionario di tutti i battezzati
La missione di annunciare la Parola di Dio è compito di tutti i discepoli di
Gesù Cristo come conseguenza del loro battesimo. Questa coscienza deve essere
approfondita in ogni parrocchia, in ogni comunità e organizzazione cattolica;
si devono proporre iniziative che facciano giungere la Parola di Dio a tutti,
specialmente ai fratelli battezzati, ma non sufficientemente evangelizzati.
Poiché la Parola di Dio si è fatta carne per comunicarsi agli uomini, un modo
privilegiato per conoscerla è attraverso l’incontro con testimoni che la
rendono presente e viva.
Nella missione apportano una collaborazione particolare gli Istituti missionari
in forza del proprio carisma ed esperienza. Inoltre, la realtà dei nuovi
movimenti ecclesiali è una straordinaria ricchezza della forza evangelizzatrice
della Chiesa in questo tempo, tanto da incitare la Chiesa a sviluppare nuove
forme d’annuncio del Vangelo. I laici sono chiamati a riscoprire la
responsabilità di esercitare il loro compito profetico, che deriva loro
direttamente dal battesimo, e testimoniare il Vangelo, nella vita quotidiana:
in casa, nel lavoro e dovunque si trovino. Questa testimonianza porta spesso
alla persecuzione dei fedeli a causa del Vangelo. Il Sinodo fa appello ai
responsabili della vita pubblica perché garantiscano la libertà religiosa.
È necessario, inoltre, aprire itinerari d’iniziazione cristiana nei quali,
attraverso l’ascolto della Parola, la celebrazione della Eucaristia e l’amore
fraterno vissuto in comunità, possano avviare ad una fede sempre più adulta.Va
considerata la nuova domanda che nasce dalla mobilità e dal fenomeno migratorio
che apre nuove prospettive di evangelizzazione, perché gli immigranti non
soltanto hanno bisogno di essere evangelizzati ma possono essere loro stessi
agenti di evangelizzazione.
Proposizione 39
Parola di Dio e impegno nel mondo
La Parola di Dio, contenuta nelle Sacre Scritture e nella Tradizione viva della
Chiesa, aiuta la mente e il cuore degli uomini a comprendere e amare tutte le
realtà umane e il creato. Aiuta infatti a riconoscere i segni di Dio in tutte
le fatiche dell’uomo tese a rendere il mondo più giusto e più abitabile;
sostiene l’identificazione dei “segni dei tempi” presenti nella storia; spinge
i credenti a impegnarsi per quanti soffrono e sono vittime delle ingiustizie.
La lotta per la giustizia e la trasformazione è costitutiva
dell’evangelizzazione (cf. Evangelii Nuntiandi, 19).
I Padri sinodali rivolgono un pensiero particolare a quanti, come credenti,
sono impegnati nella vita politica e sociale. Si augurano che la Parola di Dio
possa sostenere forma di testimonianza così da ispirare la loro azione nel
mondo alla ricerca del vero bene di tutti e nel rispetto della dignità di ogni
persona.Occorre pertanto che siano preparati attraverso una adeguata educazione
secondo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa.
Proposizione 40
Parola di Dio e arte liturgica
La grande tradizione dell’Oriente e dell’Occidente ha sempre stimato tutte le
espressioni artistiche, in modo specifico le immagini sacre, ispirate alla
Sacra Scrittura.
Apprezziamo tutti gli artisti innamorati della bellezza: poeti, uomini di
lettere, pittori, scultori, musicisti, gente di teatro e di cinema. Essi hanno
contribuito alla decorazione delle nostre chiese, alla celebrazione della
nostra fede, all’arricchimento della nostra liturgia e, allo stesso tempo,
molti di loro hanno aiutato a far percepibile il mondo invisibile e a tradurre
il messaggio divino nel linguaggio delle forme e delle figure. Per tutto questo
il Sinodo li manifesta profonda gratitudine.
Occorre suscitare in ogni area culturale una nuova stagione in cui l’arte possa
ritrovare l’ispirazione biblica ed essere uno strumento capace di proclamare,
cantare, e far contemplare la manifestazione della Parola di Dio.
I vescovi, debitamente aiutati, abbiano cura nella costruzione delle chiese che
queste siano luoghi adeguati alla proclamazione della Parola, alla meditazione
e alla celebrazione eucaristica. Gli spazi sacri anche al di fuori dell’azione
liturgica siano eloquenti presentando il mistero cristiano in relazione alla
Parola di Dio.
Proposizione 41
Parola di Dio e cultura
La Parola di Dio è destinata a tutta l’umanità. Va riconosciuto che essa lungo
i secoli ha ispirato le diverse culture, generando valori morali fondamentali,
espressioni artistiche eccellenti e stili di vita esemplari. Nella Parola di
Dio, infatti, si ritrovano diverse istanza che possono aiutare sia la scienza
nella sua scoperta di sempre nuove conquiste sia incrementare il dialogo con
quanti non condividono la nostra stessa fede. I Padri sinodali, pertanto,
auspicano un dialogo tra Bibbia e cultura, soprattutto dinanzi alle diverse domande
di senso presente nel nostro tempo in modo tale di trovare in essa la risposta
definitiva alla loro ricerca.
Conviene organizzare gruppi di lettura biblica anche negli ambienti
secolarizzati o tra i non credenti come una via per aprire il mondo a Dio
mediante la Parola della Bibbia.
Proposizione 42
Bibbia e traduzione
Il Sinodo raccomanda che in culture affini e nelle regioni linguistiche
similari venga approvata ed utilizzata la stessa traduzione della Bibbia sia
nell’uso liturgico sia nell’uso privato.
Molte Chiese sparse per il mondo sono ancora prive di Bibbie tradotte nelle
loro lingue locali. Per questo ritiene importante, anzitutto, la formazione di
specialisti che si dedichino alle diverse traduzioni della Bibbia.
Proposizione 43
Bibbia e diffusione
Il Sinodo desidera ricordare quanto sia necessario che tutti i fedeli possano
accedere con facilità alla lettura dei testi sacri. Unitamente a questo si
chiede una mobilitazione generale perché il testo sacro sia diffuso il più
possibile e con tutti gli strumenti a disposizione che le moderne tecnologie
offrono, soprattutto per quanti sono diversamente abili a cui va
preferibilmente la nostra attenzione.
Un simile impegno richiede un’eccezionale forma di collaborazione tra le Chiese
perché quanti dispongono di più mezzi siano maggiormente solidali per andare
incontro ai bisogni delle Chiese più in difficoltà.I Padri sinodali
raccomandano di sostenere l’impegno della Federazione Biblica Cattolica per un
accesso largo alla Sacra Scrittura (cf. DV 22) e perché sia ulteriormente
incrementato il numero delle traduzioni della Sacra Scrittura e la loro
capillare diffusione. Ciò sia fatto anche in collaborazione con le diverse
Società Bibliche.
Proposizione 44
Mezzi di comunicazione sociale
Il Sinodo sottolinea l’importanza dei mezzi e dei linguaggi della comunicazione
per l’evangelizzazione. L’annuncio della Buona Notizia trova nuova ampiezza
nella comunicazione odierna caratterizzata dall’intermedialità.
La Chiesa è chiamata non solo a diffondere la Parola di Dio attraverso i media,
ma anche e soprattutto a integrare il messaggio della salvezza nella nuova
cultura che la comunicazione crea e amplifica.
Il nuovo contesto comunicativo ci consente di moltiplicare i modi di
proclamazione e di approfondimento della sacra Scrittura. Questa, con la sua
ricchezza, esige di poter raggiungere tutte le comunità, arrivando ai lontani
anche attraverso questi nuovi strumenti.
Si raccomanda di conoscere bene i mezzi di comunicazione, di accompagnare il
loro veloce cambiamento e di investire di più nella comunicazione attraverso i
differenti strumenti che sono offerti quali la televisione, la radio, i
giornali, internet… Sono, in ogni caso, forme che possono facilitare
l’esercizio dell’ascolto obbediente della Parola di Dio. È necessario preparare
cattolici, convinti e competenti, nel campo della comunicazione sociale.
Proposizione 45
Parola di Dio e Congresso mondiale
In questi tempi si moltiplicano raduni di carattere mondiale; non si ritiene
opportuno, pertanto, istituire un Congresso specifico sulla Parola di Dio. È
importante, invece, che in tali raduni si dedichi maggior spazio allo studio e
alla celebrazione della Parola di Dio. Le Conferenze Episcopali sono invitate,
inoltre, a sostenere e a promuovere delle giornate al fine di diffondere la
Bibbia.
Proposizione 46
Lettura credente delle Scritture: storicità e fondamentalismo
La lettura credente della Sacra Scrittura, praticata fin dall’antichità nella
Tradizione della Chiesa, cerca la verità che salva per la vita del singolo
fedele e per la Chiesa. Questa lettura riconosce il valore storico della
tradizione biblica. È proprio per questo valore di testimonianza storica che
essa vuole riscoprire il significato vivo delle Sacre Scritture destinate anche
alla vita del credente di oggi.
Una tale lettura della Scrittura si differenzia dalle “interpretazioni
fondamentalistiche” che ignorano la mediazione umana del testo ispirato e i
suoi generi letterari. Il credente per usare con frutto la Lectio divina deve
essere educato a “non confondere inconsciamente i limiti umani del messaggio
biblico con la sostanza divina dello stesso messaggio” (cf. Pontificia
Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, I F).
Proposizione 47
La Bibbia e il fenomeno delle sette
Sperimentiamo una profonda preoccupazione riguardo la crescita e mutazione del
fenomeno delle sette. Le sette di diversa origine, di fatto, sembrano offrire
un’esperienza della vicinanza di Dio alla vita della persona e promettono una
illusoria felicità tramite la Bibbia, spesso interpretata in modo
fondamentalista. Proponiamo di:
- mediante una corretta ermeneutica vitale delle pagine bibliche, intensificare
l’attività pastorale per provvedere il cibo della Parola ai fedeli che la
cercano;
- imparare dalla ricca esperienza dei primi secoli della Chiesa che pure
conobbero fenomeni analoghi (cf. 1 Gv 2, 19; 4, 2-3);
- conoscere meglio le caratteristiche peculiari, le cause e i promotori delle
sette così come oggi si presentano.
- aiutare i fedeli a distinguere bene la Parola di Dio dalle rivelazioni
private.
-incoraggiare gruppi di condivisione e di meditazione per contrastare
l’attrazione delle sette e del fondamentalismo.
È necessario che i sacerdoti siano adeguatamente preparati per fronteggiare
queste nuove situazioni, rendendoli capaci di proporre una animazione biblica
della pastorale, adatta ai problemi sentiti dalla gente di oggi.
Chiediamo alla Santa Sede di studiare, in collaborazione con le Conferenze
Episcopali e le competenti strutture delle Chiese Orientali Cattoliche, il
fenomeno delle sette nella sua ampiezza globale e nelle sue ricadute anche
locali.
Proposizione 48
Bibbia e inculturazione
La rivelazione si è costituita prendendo nelle diverse culture umane i valori
autentici suscettibili di esprimere la verità che, per la nostra salvezza, Dio
ha comunicato agli uomini (cf. DV 11). La Parola di Dio, infatti, in quanto
rivelazione ha immesso nelle culture la conoscenza di verità che altrimenti
sarebbero rimaste sconosciute e ha creato progresso e sviluppo culturale. Il
mandato che il Signore dà alla Chiesa di annunciare il Vangelo a tutte le
creature (cf. Mc 16, 15) implica l’incontro della Parola di Dio con tutti i
popoli della terra e le loro culture. Ciò suppone lo stesso processo
d’inculturazione della Parola di Dio accaduto nella Rivelazione.
Pertanto, la Parola di Dio deve penetrare in ogni ambiente in modo che la
cultura produca espressioni originali di vita, di liturgia, di pensiero
cristiano (cf. CT 53). Questo avviene quando la Parola di Dio, proposta ad una
cultura, “feconda come dal di dentro le qualità spirituali e le tradizioni di
ogni popolo, le conferma, le perfeziona e le ricapitola in Cristo” (GS 58),
suscitando così nuove espressioni di vita cristiana.
Per un’autentica inculturazione del messaggio evangelico si deve assicurare una
formazione dei missionari con mezzi adeguati per conoscere in profondità
l’ambiente vitale, le condizioni socio-culturali, in modo che essi possano
inserirsi nell’ambiente, nella lingua come nelle culture locali. Compete in
primo luogo alla Chiesa locale di giungere ad una autentica inculturazione del
messaggio evangelico, naturalmente facendo attenzione al rischio del
sincretismo. La qualità dell’inculturazione dipende dal grado di maturità della
comunità evangelizzante.
Proposizione 49
Missio ad gentes
La Parola di Dio è un bene per tutti gli uomini, che la Chiesa non deve
conservare solo per sé, ma condividere con gioia e generosità con tutti i
popoli e le culture, perché anche loro possano trovare in Gesù Cristo la via,
la verità e la vita (cf. Gv 14, 6).
Guardando l’esempio di San Paolo, degli apostoli e dei tanti missionari che,
lungo la storia della Chiesa, hanno portato il Vangelo ai popoli, questo Sinodo
riafferma l’urgenza della missione “ad gentes” anche nel nostro tempo. Un
annuncio che deve essere esplicito, fatto non solo all’interno delle nostre
chiese, ma dovunque, e deve essere accompagnato dalla testimonianza coerente di
vita, la quale rende evidente il contenuto e lo rafforza.
Vescovi, sacerdoti, diaconi, le persone di vita consacrata e laici devono
essere vicini anche alle persone che non partecipano alla liturgia e non
frequentano le nostre comunità. La Chiesa deve andare verso tutti con la forza
dello Spirito (cf. 1 Cor 2, 5) e continuare profeticamente a difendere il
diritto e la libertà delle persone di ascoltare la Parola di Dio, cercando i
mezzi più efficaci per proclamarla, anche col rischio della persecuzione.
Proposizione 50
Bibbia e dialogo interreligioso
Il dialogo con le religioni non cristiane rappresenta un momento significativo
nella vita della Chiesa e nel dialogo con gli uomini. I monoteismi, le
religioni tradizionali del Africa e dell’Australia, le antiche tradizioni
spirituali dell’Asia racchiudono valori di rispetto e collaborazione che
possono favorire grandemente la comprensione tra le persone e le società. Le
linee guida di questo dialogo sono date dalla Dichiarazione del Concilio
Ecumenico Vaticano II Nostra aetate. Il Sinodo ricorda ugualmente la necessità
che sia effettivamente assicurata a tutti i credenti la libertà di professare
la propria religione in privato e in pubblico, nonché la libertà di conscienza.
Proposizione 51
Terra Santa
Paolo VI ha nominato la Terra Santa: “Il Quinto Vangelo”. Il Sinodo raccomanda
i pellegrinaggi e, se possibile, lo studio delle Sacre Scritture in Terra Santa
e sulle tracce di San Paolo. I pellegrini e gli studenti potranno, per mezzo di
questa esperienza, capire meglio l’ambiente fisico e geografico delle Scritture
e particolarmente il rapporto fra i due Testamenti. Le pietre dove Gesù ha
camminato potrebbero diventare per loro pietre di memorie vive. Intanto i
cristiani in Terra Santa hanno bisogno della comunione di tutti i cristiani,
specialmente in questi giorni di conflitto, di povertà e di paura.
Proposizione 52
Dialogo tra cristiani ed ebrei
Il dialogo tra cristiani ed ebrei appartiene alla natura della Chiesa. Fedele
alle sue promesse, Dio non revoca l’Antica Alleanza (cf. Rm 9 e 11). Gesù di
Nazaret è stato un ebreo e la Terra Santa è terra madre della Chiesa. Cristiani
ed ebrei condividono le Scritture del Popolo ebraico, che i cristiani
denominano Antico Testamento. Nella discendenza di Abramo ebrei e cristiani
possono essere una fonte di benedizione per l’umanità (cf. Gen 17, 4-5).
La comprensione ebraica della Bibbia può aiutare l’intelligenza e lo studio
delle Scritture da parte dei cristiani.
L’interpretazione biblica cristiana è fondata sull’unità dei due Testamenti in
Gesù, Parola fatta carne. Nella sua Persona si compie il senso pieno delle
Scritture con continuità e discontinuità nei riguardi dei libri ispirati del
popolo ebraico.
Si suggerisce alle Conferenze Episcopali di promuovere incontri e dialoghi tra
ebrei e cristiani.
Proposizione 53
Dialogo tra cristiani e musulmani
“La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio” (NA 3).
Essi si riferiscono ad Abramo e rendono culto a Dio soprattutto con la
preghiera, l’elemosina e il digiuno. Il dialogo con loro permette di conoscersi
meglio e di collaborare nella promozione di valori etici e spirituali.
In questo dialogo, il Sinodo insiste sull’importanza del rispetto della vita,
dei diritti dell’uomo e della donna, come pure sulla distinzione tra l’ordine
socio-politico e l’ordine religioso nella promozione della giustizia e della
pace nel mondo. Tema importante in questo dialogo sarà anche la reciprocità e
la libertà di coscienza e di religione.
Si suggerisce alle Conferenze Episcopali nazionali, dove risulti proficuo, di
promuovere circoli di dialogo tra cristiani e musulmani.
Proposizione 54
Dimensioni cosmiche della Parola di Dio e custodia del creato
La Parola di Dio comunica a noi la bellezza di Dio tramite la bellezza della
creazione e anche mediante le immagini sacre come le icone del Verbo incarnato.
Sono modalità con le quali il mistero invisibile di Dio si rende in qualche
modo visibile e percepibile dai nostri sensi. I Padri della Chiesa, del resto,
hanno sempre affermato le dimensioni cosmiche della Parola di Dio che si fa
carne; ogni creatura, infatti, porta in un certo senso un segno della Parola di
Dio. In Gesù Cristo, morto e risorto, tutte le cose create trovano la loro
definitiva ricapitolazione (cf. Ef 1, 10). Tutte le cose e le persone, perciò,
sono chiamate ad essere buone e belle in Cristo.
Purtroppo l’uomo del nostro tempo si è disabituato a contemplare la Parola di
Dio nel mondo che abita e che è stato donato da Dio. Per questo la riscoperta
della Parola di Dio, in tutte le sue dimensioni, ci spinge a denunciare tutte
le azioni dell’uomo contemporaneo che non rispettano la natura come creazione.
Accogliere la Parola di Dio attestata nella sacra Scrittura e nella Tradizione
viva della Chiesa genera un nuovo modo di vedere le cose, promuovendo una
ecologia autentica, che ha la sua radice più profonda nella obbedienza della
fede che accoglie la Parola di Dio.Pertanto desideriamo che nella azione
pastorale della Chiesa si intensifichi l’impegno per la salvaguardia del creato
sviluppando una rinnovata sensibilità teologica sulla bontà di tutte le cose,
create in Cristo, Parola di Dio incarnata.
Conclusione
Proposizione 55
Maria Mater Dei et Mater fidei
Il Sinodo, che intende anzitutto rinnovare la fede della Chiesa nella Parola di
Dio, guarda a Maria, la Vergine Madre del Verbo Incarnato, che con il suo sì
alla Parola d’Alleanza e alla sua missione, compie perfettamente la vocazione
divina dell’umanità. I Padri sinodali suggeriscono di diffondere tra i fedeli
la preghiera dell’Angelus memoria quotidiana del Verbo Incarnato e del Rosario.
La Chiesa del Nuovo Testamento vive là dove la Parola incarnata viene accolta,
amata e servita in piena disponibilità allo Spirito Santo. La fede di Maria si
sviluppa poi nell’amore con cui ella accompagna la crescita e la missione del
Verbo Incarnato. Sotto la Croce del Figlio la fede e l’amore diventano la
speranza con cui Maria accetta di diventare la Madre del discepolo amato e
dell’umanità redenta.
L’attenzione devota e amorosa alla figura di Maria come modello e archetipo
della fede della Chiesa, è di importanza capitale per operare anche oggi un
concreto cambiamento di paradigma nel rapporto della Chiesa con la Parola,
tanto nell’atteggiamento di ascolto orante quanto nella generosità dell’impegno
per la missione e l’annuncio.
I Padri sinodali, uniti al Santo Padre nella preghiera perché il Sinodo “possa
portare frutti di autentico rinnovamento in ogni comunità cristiana” (Benedetto
XVI, Angelus a Pompei, 19 ottobre 2008), invitano pastori e fedeli a rivolgere
lo sguardo a Maria e domandare allo Spirito Santo la grazia di una fede viva
nella Parola di Dio fatta carne.