|
El Papa les llama a la fidelidad a su carisma fundacional y a amar
y servir a Cristo, al Papa, a la iglesia y a los necesitados. 
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Cari Padri della Congregazione Generale
della Compagnia di Gesù,
sono lieto di accogliervi quest’oggi mentre i
vostri impegnativi lavori stanno entrando nelle fasi conclusive. Ringrazio il
nuovo Preposito Generale, Padre Adolfo Nicolas, per essersi fatto interprete
dei vostri sentimenti e del vostro impegno per rispondere alle attese che la
Chiesa ripone in voi. Ve ne ho parlato nel messaggio indirizzato al Rev. Padre
Kolvenbach e – per suo tramite – a tutta la vostra Congregazione all’inizio dei
vostri lavori. Ringrazio ancora una volta il Padre Peter-Hans Kolvenbach per il
prezioso servizio di governo da lui reso al vostro Ordine per quasi un quarto
di secolo. Saluto anche i membri del nuovo Consiglio Generale e gli Assistenti
che aiuteranno il Preposito nel suo delicatissimo compito di guida religiosa e
apostolica di tutta la vostra Compagnia.
La vostra Congregazione si svolge in un periodo
di grandi cambiamenti sociali, economici, politici; di accentuati problemi
etici, culturali ed ambientali, di conflitti di ogni genere; ma anche di
comunicazioni più intense fra i popoli, di nuove possibilità di conoscenza e di
dialogo, di profonde aspirazioni alla pace. Sono situazioni che interpellano
fino in fondo la Chiesa cattolica e la sua capacità di annunciare ai nostri
contemporanei la Parola di speranza e di salvezza. Mi auguro perciò vivamente
che tutta la Compagnia di Gesù, grazie ai risultati della vostra Congregazione,
possa vivere con rinnovato slancio e fervore la missione per cui lo Spirito
l’ha suscitata nella Chiesa e da oltre quattro secoli e mezzo l’ha conservata
con straordinaria fecondità di frutti apostolici. Voglio oggi incoraggiare voi
e i vostri confratelli a continuare sulla strada di questa missione, in piena
fedeltà al vostro carisma originario, nel contesto ecclesiale e sociale che
caratterizza questo inizio di millennio. Come più volte vi hanno detto i miei
Predecessori, la Chiesa ha bisogno di voi, conta su di voi, e continua a
rivolgersi a voi con fiducia, in particolare per raggiungere quei luoghi fisici
e spirituali dove altri non arrivano o hanno difficoltà ad arrivare. Sono
rimaste scolpite nel vostro cuore le parole di Paolo VI: "Ovunque nella
Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie,
nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti
dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i
Gesuiti" (3 dicembre 1974, alla 32a Congregazione Generale).
Come dice la Formula del vostro Istituto, la
Compagnia di Gesù è istituita anzitutto "per la difesa e la propagazione
della fede". In un tempo in cui si aprivano nuovi orizzonti geografici, i
primi compagni di Ignazio si erano messi a disposizione del Papa proprio perché
"li impiegasse là dove egli giudicava essere di maggior gloria di Dio e
utilità delle anime" (Autobiografia, n. 85). Così essi furono inviati ad
annunciare il Signore a popoli e culture che non lo conoscevano ancora. Lo
fecero con un coraggio e uno zelo che rimangono di esempio e di ispirazione
fino ai nostri giorni: il nome di San Francesco Saverio è il più famoso di
tutti, ma quanti altri se ne potrebbero fare! Oggi i nuovi popoli che non
conoscono il Signore, o che lo conoscono male, così da non saperlo riconoscere
come il Salvatore, sono lontani non tanto dal punto di vista geografico quanto
da quello culturale. Non sono i mari o le grandi distanze gli ostacoli che
sfidano gli annunciatori del Vangelo, quanto le frontiere che, a seguito di una
errata o superficiale visione di Dio e dell’uomo, vengono a frapporsi fra la
fede e il sapere umano, la fede e la scienza moderna, la fede e l’impegno per
la giustizia.
Perciò la Chiesa ha urgente bisogno di persone di
fede solida e profonda, di cultura seria e di genuina sensibilità umana e
sociale, di religiosi e sacerdoti che dedichino la loro vita a stare proprio su
queste frontiere per testimoniare e aiutare a comprendere che vi è invece
un’armonia profonda fra fede e ragione, fra spirito evangelico, sete di
giustizia e operosità per la pace. Solo così diventerà possibile far conoscere il
vero volto del Signore a tanti a cui oggi rimane nascosto o irriconoscibile. A
questo pertanto deve dedicarsi preferenzialmente la Compagnia di Gesù. Fedele
alla sua migliore tradizione, essa deve continuare a formare con grande cura i
suoi membri nella scienza e nella virtù, senza accontentarsi della mediocrità,
perché il compito del confronto e del dialogo con i contesti sociali e
culturali molto diversi e le mentalità differenti del mondo di oggi è fra i più
difficili e faticosi. E questa ricerca della qualità e della solidità umana,
spirituale e culturale, deve caratterizzare anche tutta la molteplice attività
formativa ed educativa dei Gesuiti, nei confronti dei più diversi generi di
persone ovunque essi si trovino.
Nella sua storia la Compagnia di Gesù ha vissuto
esperienze straordinarie di annuncio e di incontro fra il Vangelo e le culture
del mondo – basti pensare a Matteo Ricci in Cina, a Roberto De Nobili in India,
o alle "Riduzioni" dell’America latina -. Ne siete giustamente fieri.
Sento oggi il dovere di esortarvi a mettervi nuovamente sulle tracce dei vostri
predecessori con altrettanto coraggio e intelligenza, ma anche con altrettanta
profonda motivazione di fede e passione di servire il Signore e la sua Chiesa.
Tuttavia, mentre cercate di riconoscere i segni della presenza e dell’opera di
Dio in ogni luogo del mondo, anche oltre i confini della Chiesa visibile,
mentre vi sforzate di costruire ponti di comprensione e di dialogo con chi non
appartiene alla Chiesa o ha difficoltà ad accettarne le posizioni e i messaggi,
dovete allo stesso tempo farvi lealmente carico del dovere fondamentale della
Chiesa di mantenersi fedele al suo mandato di aderire totalmente alla Parola di
Dio, e del compito del Magistero di conservare la verità e l’unità della dottrina
cattolica nella sua completezza. Ciò vale non solo per l’impegno personale dei
singoli Gesuiti: poiché lavorate come membra di un corpo apostolico, dovete
anche essere attenti affinché le vostre opere ed istituzioni conservino sempre
una chiara ed esplicita identità, perchè il fine della vostra attività
apostolica non rimanga ambiguo od oscuro, e perché tante altre persone possano
condividere i vostri ideali e unirsi a voi efficacemente e con entusiasmo,
collaborando al vostro impegno di servizio di Dio e dell’uomo.
Come voi ben sapete per aver compiuto molte volte
sotto la guida di Sant’Ignazio negli Esercizi Spirituali la meditazione
"delle due bandiere", il nostro mondo è teatro di una battaglia fra
il bene e il male, e vi sono all’opera potenti forze negative, che causano
quelle drammatiche situazioni di asservimento spirituale e materiale dei nostri
contemporanei contro cui avete più volte dichiarato di voler combattere,
impegnandovi per il servizio della fede e la promozione della giustizia. Tali
forze si manifestano oggi in molti modi, ma con particolare evidenza attraverso
tendenze culturali che spesso diventano dominanti, come il soggettivismo, il
relativismo, l’edonismo, il materialismo pratico. Per questo ho chiesto il
vostro rinnovato impegno a promuovere e difendere la dottrina cattolica
"in particolare sui punti nevralgici oggi fortemente attaccati dalla
cultura secolare", alcuni dei quali ho esemplificato nella mia Lettera. I
temi, oggi continuamente discussi e messi in questione, della salvezza di tutti
gli uomini in Cristo, della morale sessuale, del matrimonio e della famiglia,
vanno approfonditi e illuminati nel contesto della realtà contemporanea, ma
conservando quella sintonia con il Magistero che evita di provocare confusione
e sconcerto nel Popolo di Dio.
So e capisco bene che questo è un punto
particolarmente sensibile e impegnativo per voi e per diversi dei vostri
confratelli, soprattutto quelli impegnati nella ricerca teologica, nel dialogo
interreligioso e nel dialogo con le culture contemporanee. Proprio per questo
vi ho invitato e vi invito anche oggi a riflettere per ritrovare il senso più
pieno di quel vostro caratteristico "quarto voto" di obbedienza al
Successore di Pietro, che non comporta solo la prontezza ad essere inviati in
missione in terre lontane, ma anche – nel più genuino spirito ignaziano del
"sentire con la Chiesa e nella Chiesa" – ad "amare e
servire" il Vicario di Cristo in terra con quella devozione
"effettiva ed affettiva" che deve fare di voi dei suoi preziosi e
insostituibili collaboratori nel suo servizio per la Chiesa universale.
Allo stesso tempo vi incoraggio a continuare e a
rinnovare la vostra missione fra i poveri e con i poveri. Non mancano purtroppo
nuove cause di povertà e di emarginazione in un mondo segnato da gravi
squilibri economici e ambientali, da processi di globalizzazione guidati
dall’egoismo più che dalla solidarietà, da conflitti armati devastanti ed
assurdi. Come ho avuto modo di ribadire ai Vescovi latinoamericani riuniti al
Santuario di Aparecida, "la opzione preferenziale per i poveri è implicita
nella fede cristologica in quel Dio che per noi si è fatto povero, per
arricchirci con la sua povertà (2 Cor 8,9)". E’ quindi naturale che chi
vuol essere veramente compagno di Gesù, ne condivida realmente l’amore per i
poveri. Per noi la scelta dei poveri non è ideologica, ma nasce dal Vangelo.
Innumerevoli e drammatiche sono le situazioni di ingiustizia e di povertà nel
mondo di oggi, e se bisogna impegnarsi a comprenderne e a combatterne la cause
strutturali, occorre anche saper scendere a combattere fin nel cuore stesso
dell’uomo le radici profonde del male, il peccato che lo separa da Dio, senza
dimenticare di venire incontro ai bisogni più urgenti nello spirito della
carità di Cristo. Raccogliendo e sviluppando una delle ultime lungimiranti
intuizioni del Padre Arrupe, la vostra Compagnia continua a impegnarsi in modo
meritorio nel servizio per i rifugiati, che spesso sono i più poveri fra i
poveri e che hanno bisogno non solo del soccorso materiale, ma anche di quella
più profonda vicinanza spirituale, umana e psicologica che è più propria del
vostro servizio.
Un’attenzione specifica vi invito infine a
riservare a quel ministero degli Esercizi Spirituali che fin dalle origini è
stato caratteristico della vostra Compagnia. Gli Esercizi sono la fonte della
vostra spiritualità e la matrice delle vostre Costituzioni, ma sono anche un
dono che lo Spirito del Signore ha fatto alla Chiesa intera: sta a voi
continuare a farne uno strumento prezioso ed efficace per la crescita
spirituale delle anime, per la loro iniziazione alla preghiera, alla
meditazione, in questo mondo secolarizzato in cui Dio sembra essere assente.
Proprio nella settimana scorsa ho profittato anch’io degli Esercizi Spirituali,
insieme con i miei più stretti collaboratori della Curia Romana, sotto la guida
di un vostro esimio confratello, il Card. Albert Vanhoye. In un tempo come
quello odierno, in cui la confusione e la molteplicità dei messaggi, la
rapidità dei cambiamenti e delle situazioni, rende particolarmente difficile ai
nostri contemporanei mettere ordine nella propria vita e rispondere con
decisione e con gioia alla chiamata che il Signore rivolge a ognuno di noi, gli
Esercizi Spirituali rappresentano una via e un metodo particolarmente prezioso
per cercare e trovare Dio, in noi, attorno a noi e in ogni cosa, per conoscere
la sua volontà e metterla in pratica.
In questo spirito di obbedienza alla volontà di
Dio, a Gesù Cristo, che diviene anche umile obbedienza alla Chiesa, vi invito a
continuare e a portare a compimento i lavori della vostra Congregazione, e mi
unisco a voi nella preghiera insegnataci da Sant’Ignazio al termine degli
Esercizi – preghiera che sempre mi appare troppo grande, al punto che quasi non
oso dirla e che, tuttavia, dovremmo sempre di nuovo riproporci: "Prendi,
Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e
tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me l’hai dato, a te,
Signore, lo ridòno; tutto è tuo, di tutto disponi secondo ogni tua volontà;
dammi soltanto il tuo amore e la tua grazia; questo mi basta" (ES 234).
[00259-01.01] [Testo originale: Italiano]
[B0104-XX.01]
|